Il problema è sempre lo stesso: eventizzare. Solo in questo modo in un panorama dell’entertainment mai così pieno di nella storia dell’uomo lo sport può continuare ad essere seguito da un numero economicamente sostenibile di spettatori in live e sui device. Lo ha chiaramente detto Agnelli. Senza competitività diffusa, e quindi senza la capacità di eventificare quasi ogni partita, il calcio continuerà a perdere audience e dovrà diminuire i budget.
A sostegno di questo assunto diventato ormai verità, porto quello che sto vedendo nel ciclismo del 2021. Dall’UCI World Tour 2020 sono state cancellate diverse corse per colpa della pandemia, così come le gare in Australia sono saltate anche in questo 2021. Insieme a queste poi sono state cancellate tante altre gare minori che attraevano corridori da World Tour e non solo. Sono diminuite le corse e oggi ci ritroviamo con una Tirreno-Adriatico in cui ci sono Tadej Pogačar, Egan Bernal, Simon Yates, Nairo Quintana, Vincenzo Nibali, Jakob Fuglsang, Simon Yates, Mikel Landa, Geirant Thomas, Mathieu van der Poel, Wout van Aert, Julian Alaphilippe, Peter Sagan, Grerg van Avermaet, Davide Ballerini, Filippo Ganna.
Siamo di fronte a un parterre che negli ultimi anni poteva avere solo il Tour de France.
Quanto sarà bello assistere alle tappe della Tirreno-Adriatico con questa gente in strada?
Beh la fai facile, si corre meno, si gioca a calcio di meno, tutte le gare o le partite che si disputeranno, saranno degli eventi. Ma per guadagnare di più dobbiamo giocare di più ed è questa l’altra parte del discorso di Agnelli che non ho ben capito. Si deve giocare di più aumentando la competitività. Ma se si gioca di più, le grandi squadre devono avere più calciatori e la competitività continuerò ad abbassarsi. In alcune realtà non sono tanto i soldi a preoccupare (almeno fino alla pandemia), ma la mancanza di forza-lavoro specializzata che possa far aumentare la competitività.
Bisogna non solo distribuire soldi, ma non accentrare in poche mani la forza-lavoro di qualità che nel calcio, come in tanti altri settori dove serve l’eccellenza estrema, scarseggia.
Se non vogliamo diminuire le partite, servono regole contro gli oligopoli, altrimenti non riusciremo mai a creare eventi diffusi, continui e capaci di attirare un pubblico perennemente distratto da altre forme di leisure.
