Jorge Luis Borges e la Svizzera sono intensamente legati. La formazione decisiva lo scrittore l’ebbe tra il 1914 e il 1918, quando soggiornò a Ginevra e studiò presso il Collège Calvin, che porta il nome del fondatore, proprio Giovanni Calvino nel 1599.
Poi tornò una seconda volta, nel 1923 e il giorno prima di partire scrisse il suo primo libro di poesie, “Fervor de Buenos Aires”, che anticipava molti dei temi che tratterà nelle sue opere.
Tornerà tante volte in Svizzera per curarsi la sua malattia agli occhi e proprio a Ginevra morirà per un cancro al fegato.
E’ sepolto sempre nella città svizzera al cimitero di Plainpalais, dove è sepolto anche Giovanni Calvino, e la sua lapide emerge non per grandezza e sfarzo ma perché grezza, in pieta bianca, con la scritta in inglese antico: “And ne forhtedon na” (Giammai con timore), proveniente dal poema epico del X secolo La battaglia di Maldon.
Dietro la lapide sono riportati due versi della Saga dei Völsungar (XIII secolo): “Hann tekr sverthit Gram okk / legger i methal theira bert” (Egli prese la sua spada, Gram, e pose il nudo metallo tra i due), al di sotto dei quali è raffigurato un drakkar vichingo. Ma sono stato fesso perché questa me la poteva giocare in caso di semifinale contro la Norvegia.
