LA LETTURA: ITALIA-TURCHIA

Non è nemmeno così facile parlare di un esordio europeo giocato in questo modo. Io non ricordo esordi del genere, per arrivare a queste consapevolezze nel gioco e nella forza individuale abbiamo sempre aspettato di passare il girone, almeno da quando ho contezza della realtà. L’Italia però gioca così da due anni e la cosa importante è l’aver continuato a farlo anche in questo contesto più probante.
Nel primo tempo la partita è stata il classico match contro una disposizione a testuggine centrale, pensata per farci andare sull’esterno. Şenol Güneş l’aveva costruita così, perché sapeva che non avevamo esterni capaci di saltare l’uomo e tenere il contro di palla in velocità per metterci in difficoltà. Questa strategia l’aveva anche sviluppata bene la Turchia, anche se per me osare così poco nel gestire il pallone è un delitto se hai Chalanoglu e Yazici in squadra.
Per segnare nel primo tempo serviva o l’esterno di cui sopra, trovare un gran tiro dalla distanza oppure muovere così velocemente la palla da dare a un nostro esterno entrante nel campo la possibilità rifinire per Immobile. La palla si muoveva lenta e non abbiamo il rifinitore che ha la visione folle capace di fare da solo. In questa squadra c’è questo problema.
Nel secondo tempo qualcuno negli spogliatoi avrà detto a Locatelli che bastava essere tesi per un esordio così importante e appena ha osato un passaggio non orizzontale e sicuro, ma tagliando in verticale verso la linea avanzata, siamo andati in porta.
Da lì poi c’è stata ancora meno partita, perché la Turchia si è disunita, senza però avere il coraggio di palleggiare, noi abbiamo preso coraggio e andavamo facile in porta.
Dove si vede l’allenatore bravo che sa leggere le partite. Loro ingolfavano il centro, noi avevamo i due esterni che vogliono entrare nel campo per giocare sul piede forte, a sinistra Spinazzola spingeva e faceva paura, a destra Florenzi si accavallava nel mezzo spazio con Berardi. Se sai leggere la partita, metti un esterno che si apre in fascia e ti dà aria alla manovra. Mancini mette dentro Di Lorenzo e la partita cambia.