Eliminare la lotta cambia tutto

La lotta, lo sport. Non c’è sport senza lotta, concetto primo di ogni competizione, anche se parliamo di scacchi (soprattutto se ne parliamo).

Eliminare la lotta dalle Olimpiadi vuol dire prendere un modello e annullarlo. Lo sport della lotta è un archetipo troppo importante per non pensare che eliminarlo vuol dire ripartire con una nuova idea di sport. Non può non essere un messaggio.
Non ha senso il discorso sulle piccole nazioni grandi solo nella lotta. Gli Stati Uniti hanno una grandissima tradizione e le varie Repubbliche ex-sovietiche insieme a Turchia, Iran e Cuba sono nazioni che contano. Eliminare la lotta vuol dire reimpostare il concetto di sfida sportiva con un’altra logica lontana dalla sfida contro un avversario. La sfida sportiva ha ormai senso (per il marketing soprattutto) solo se è dell’uomo contro se stesso.

Prendiamo Bolt a Londra 2012. C’era un avversario che aveva tutte le carte in regola per batterlo ma la sfida vera (quella promossa dai media) era quella di Bolt contro se stesso, in quanto recordman, vincitore assoluto nelle precedenti Olimpiadi, infortunato prima dell’evento olimpico. La sfida sportiva di Bolt non è mai stata contro gli altri ma contro i suoi parametri.

Il fatto che la lotta sia stata eliminata dai Giochi rientra perfettamente in questo nuovo modello dove serve come il pane l’uno eccezionale rispetto alla sfida tra pari.

Scommettiamo che lo sport ammesso sarà il kitesurf?

Note di viaggio in Cina – Il taccuino dello sportofilo

Per parlare del senso profondo che la cultura fisica e lo sport in particolare hanno in Cina basterebbe il video di apertura di questo post.

In un mix di etica di regime, spiritualismo taoista e cultura tradizionale a 360° la cultura fisica per i cinesi è un modo di essere prima che di mostrarsi, un modello esistenziale assolutamente naturale e mai fuori contesto.

Nel viaggio che ho fatto in Cina ho visto ottantenni fare stretching alla fermata del bus, donne incinte prodursi in profondi piegamenti laterali al supermercato, bambini fare ginnastica di gruppo con il sorriso di chi sa quel che fa.
Tutto in piena autocoscienza e con la totale padronanza delle proprie facoltà fisiche, come se il corpo fosse ancora strumento di benessere quotidiano e non lanterna magica di qualità superumane oppure sacca di indifferenziato, secondo la bipolare concezione occidentale vigente ormai da più di un ventennio.

Ma la cosa sensazionale è l’idea secondo la quale il corpo e il curarlo sono espressioni di processi naturali, da vivere con e nella natura. Un concetto che si mostra in tutta la sua forza quando vedi persone che praticano il Tai Chi sotto gli alberi oppure quando incontri qualcuno che si massaggia il petto e la schiena battendosi contro un albero.
La natura non è solo il nostro ecosistema vitale, ma la faccia del divino, per cui curare il corpo a contatto con essa diventa una forma di preghiera.

E rendersi conto che gli addominali sono degli esercizi spirituali è scioccante e insieme meraviglioso.

Solo da qui si può partire per capire l’esplosione cinese negli sport olimpici (ovviamente a chiudere il cerchio servivano gli investimenti extraboom degli ultimi 10 anni).

Altra nota dolce per lo sportofilo è vedere Lin Dan oppure Wang Hao, il Toto Cutugno del tennistavolo cinese (secondo ad Atene, Pechino e Londra nel singolo), trattati da veri eroi popolari, con le loro facce enormi a promuovere bagnoschiuma e la tv di Stato che li segue mentre tornano a casa dopo le vittorie di Londra.
Badminton, tennistavolo, tiro a segno, sollevamento pesi sono anche in Cina sport secondari, ma avendo lo status di sport nazionali hanno grandi riconoscimenti. Lo sportivo poi è considerato da tutti per quello che è e quando va in tv parla dei suoi allenamenti senza cercare di ballare per buscarsi qualcosa di extra.

Lo sport diventato ormai una vera mania però è il basket (abbiamo visto almeno sette playground all’interno della Citta Proibita… mah). Qui la globalizzazione e Yao Ming hanno fatto fare il salto di livello, ma c’è anche un altro motivo: i cinesi, fisiologicamente piccoli, adorano tutto quello che è grande.
I cestisti sono dei veri e propri miti, non tanto per i risultati ma in quanto proiezione di una nazione che vuole espandersi anche nei corpi.

Sky olimpica – Il paradiso da coltivare

Sky ha dato il paradiso olimpico a chi le Olimpiadi le aspetta per quattro anni. Io personalmente ho seguito tornei di sport che in precedenza assumevo per pillole liofilizzate. Con Sky mi sono seduto a tavola e sono arrivato all’ammazzacaffè del judo, del tiro con l’arco, della pallamano, del tennistavolo, del badminton.
Tutti sport di cui ho sempre detto: “Mi piacerebbe vedere una partita per intero tra quattro anni”. E con Sky ci sono riuscito.
L’effetto è stato da estasi extrareale. Grazie ad una settimana di ferie sono sprofondato in un limbo vegetativo in cui niente è riuscito a tirarmi fuori (pensa te, nemmeno i lavori a casa).

Premesso tutto questo, cosa è appuntabile a Sky?

1-Il telecronismo pallonaro. I migliori telecronisti, anche meglio degli specialisti Rai, sono stati quelli che non vengono dal calcio (per me il migliore è stato Zoran Filicic per il tiro a segno). I “pallonari” hanno portato un po’ troppo del loro estremismo ritmico in sport che hanno altre curve di fruizione televisiva, da gestire con modalità differenti. Tra questi, i migliori sono stati il doppio Compagnoni-Roggero per l’atletica leggera mentre la pecora nera è stata il già alla vigilia bistrattato Caressa. Purtroppo era fuori ritmo, zigzagante mentre il nuoto è un crescendo di toni, con falle a volte troppo grosse, riprese per i capelli da Cristina Chiuso e Rosolino. Il grande problema di Caressa è che ha inventato un nuovo modo di fare telecronaca calcistica in Italia con crescendo montanti e continui, ritmi spezzati, toni saltellanti che tengono lo spettatore sempre in tensione da area di rigore. Riportare tutto questo in un altro sport e nel nuoto soprattutto è quasi impossibile.

2- Il bordocampismo in minore. I bordocampisti Sky per una questione di pedigree non possono essere paragonati a quelli della Rai. Come dicevo anche nel post in cui parlavo della Rai Olimpica non si può paragonare il rapporto che un atleta ha con Elisabetta Caporale rispetto a quello con qualsiasi bordocampista Sky. Questo a Sky lo sapevano e hanno dato poco spazio alle interviste degli atleti, puntando più sui commenti degli esperti.
La Rai ha il grande vantaggio che segue gli atleti nel corso del quadriennio e non li cerca solo durante il mega-evento. In questo senso, quello che Sky potrebbe fare per creare un’atmosfera più confidente tra il campione e l’intervistatore è seguire le gare principali degli atleti olimpici.

3- L’olimpismo quotidiano. A questo punto Sky Italia deve fare il grande colpo, se ci riesce. Diventare la rete dello sport in Italia. Sky può e deve accompagnare lo sport internazionale nei suoi diversi percorsi. Se ben promossi, grandi eventi di sport medio-piccoli possono avere appeal e aggredire un target calcio-stufo in grosso aumento. La prova con gli Europei di scherma a Legnano credo sia andata bene e deve essere ripetuta. Ripeto, il target c’è ed è quasi completamente extra-calcistico. Attaccarlo darà un plus in termine di ritorni negli abbonamenti e soprattutto creerà l’atmosfera giusta per focalizzare i mega-appuntamenti olimpici a seguire (Sochi e Rio).
Con investimenti mirati in acquisizioni di tornei sarà così possibile diminuire l’effort economico (da quel che ho visto spaventoso) messo in campo per pubblicizzare l’Olimpiade su Sky e mobilitare gli sportivi creando fidelizzazione prolungata. Proprio quello che a Sky vogliono per evitare la piaga degli abbonamenti lampo.

Rai Olimpica. Presupposti e riflessioni.

Per la RAI è stata dura, come non mai. La sfida (sfida tra molte virgolette, Sky pianifica sulle generaliste) era impari e la Pay Tv ha dato quello che mai nessun altro aveva dato allo sportivo, ma non solo, anche al semplice appassionato.
In un altro post parlerò di Sky, per adesso do le mie idee sulla Mamma.
Il flusso degli sport è stato gestito bene, la diretta degli italiani sempre abbastanza puntuale, le gare “popolari” visibili e un occhio anche alle discipline che rubano gli occhi (beach volley su tutte). Diciamo che si è seguita la scia di Pechino e il telespettatore generalista può ritenersi soddisfatto.
Quello dove la Rai manca e viene stracciata da Sky non è nell’offerta delle dirette. Per chi segue le Olimpiadi, senza arrivare ai picchi maniaci che conosciamo benissimo, la Rai da tutto e di più. Dove non dovrebbe perdere e invece le becca è sulla gestione del contorno, sul corollario, che poi tanto corollario non è.
Sky ad esempio ha messo le mani sull’intera social conversation olimpica, attivando flow d’interesse mai visti in Italia per eventi del genere. Raisport ha tralasciato questa fondamentale onda continuando con i bollettini quotidiani anche sul web.
Sky ha sfruttato al massimo i suoi telecronisti tecnici con ritorni eccezionali in termini comunicativi da parte di Oliva, Rosolino, Veronica Calabrese e Stefano Baldini. La Rai ne ha di migliori (credo sia impossibile arrivare a Cassani, Lucchetta e Pantano) eppure li utilizza in parte, dandogli solo un po’ di spazio nella trasmissione serale. Io avrei costruiti più punti di commento (sono stati abbozzati ma senza continuità e linea d’ordine) e soprattutto avrei aperto la porta dello scambio di idee con i telespettatori, ovviamente tramite i social network ma non solo.
Altra grande forza della Rai sono i bordocampisti. In questo la Rai ha superato di gran lunga Sky che ha schierato ragazzi intraprendenti con cui i campioni però avevano poco feeling. La Pellegrini parla liberamente con la Caporale, con cui ha un rapporto che va al di là della vasca rispetto all’ultimo arrivato di Sky. Qui la Rai ha puntato con sagacia.
Infine il prima e il dopo. Sky prende l’evento e te lo sbatte dentro casa in grande stile. Ma tutto questo da dove viene? Chi sono costoro per cui devo emozionarmi e piangere di rabbia o gioia?
Chi ha visto prima delle gare olimpiche Molmenti, Savani, Galiazzo ma anche Bolt e Agnel, li ha visti obbligatoriamente su Raisport. Tutta questa ricchezza deve essere gestita in un percorso di avvicinamento e post-Giochi ben strutturato, che completa e allarga le esperienze quindicinali olimpiche.
Con la nuova idea del canale all-news tutto questo potrebbe accadere.