ITALIA-SVIZZERA: LA LETTURA

Ieri è stata la nostra solita partita, giochiamo così da almeno due anni eppure è stata molto diversa rispetto a quella giocata contro la Turchia. In difesa abbiamo sganciato molto meno Spinazzola, perché dalla sua parte aveva un calciatore di gamba anche se poco tecnico come Mbabu, mentre è stato più propositivo Di Lorenzo, invertendo in pratica il nostro modello di bilanciamento del gioco con la palla. Questo è un segnale molto interessante, perché dimostra come lo staff tecnico e i calciatori stessi si sappiano adattare agli avversari, ai momenti, ai punti di forza e di debolezza che si vengono a determinare nel contesto-partita.
In difesa sottolineerei due cose. Prima di tutto la partita di Di Lorenzo. È in uno stato di forma ottimo, al 92’ pressava alto come al 10’ ed è una chiave che si deve considerare perché offre molto più spinta rispetto a Florenzi. L’altra prova da sottolineare è quella di Bonucci. Ho registrato nelle memoria alcune uscite difficili che il calciatore della Juventus ha fatto, pressato anche da due calciatori, trovando spesso la linea verticale per Barella, il quale a sua volta non riesce a non verticalizzare per Berardi. Grazie alla capacità di Bonucci di leggere questa traccia e di utilizzarla con il suo calcio pulito (anche di sinistro una volta, sempre da pressato, una cosa che non fanno in tanti), noi con due passaggi andiamo su Berardi che punta la porta. E questa non è una cosa da poco perché le squadre avversarie dopo due uscite del genere hanno paura ad attaccarci alti come invece facciamo noi per 75 minuti a partita.
A centrocampo ieri la prova di Locatelli è stata davvero esagerata. In fase di non possesso un mostro su Freuler e Xhaka che non hanno mai avuto un tempo di gioco libero, sempre bravo nella costruzione del gioco e, a differenza della partita contro la Turchia nella quale aveva evidentemente l’ansia del debutto, ha anche osato passaggi, aperture, tagli, insomma giocava sereno e si è visto.
Ora nasce un bel dubbio. Noi siamo arrivati a questi Europei con solo tre veri campioni, del livello già affermato dei francesi per fare un esempio. Questi tre sono Donnarumma (non ha giocato mai una grande competizione ma è evidente il suo talento fisico-tecnico immenso), Jorginho e Verratti. Ora chiedo, ma voi lo togliereste il giocatore a oggi migliore della nostra squadra, Locatelli, per far giocare il miglior giocatore che abbiamo in senso assoluto, Verratti?
In attacco abbiamo giocato con la solita confusione, dettata anche dal movimento folle e costante che Mancini chiede ai tre davanti, i quali non aspettano che arrivi il pallone per iniziare a correre, anzi quando arriva il pallone frenano e si riposano un attimo. Di Insigne ho scritto su Fanpage, noi lo vediamo numero 10 alla Baggio, ma è un regista offensivo del gioco sarriano, bravo nel cucire il gioco e non nella rifinitura o nell’andare in porta con un tiro o un assist che ti manda in porta (come invece potrebbe essere Verratti che in questo è migliore di Locatelli). Berardi corre per due, è monodimensionale tecnicamente, infatti due volte su venti è andato sul destro e abbiamo fatto due gol, le difese ormai chiudono solo il suo taglio dentro con la palla, fatto per tirare di sinistro e servire dentro Immobile.
Immobile stesso si sfianca in un lavoro alla Inzaghi, però si è visto ieri che se cerchiamo l’uscita “Inter-Lukaku” con palla addosso non la tiene mai, Akanji si è spolmonato per stargli dietro ma quando lo ha preso a uomo non gli fatto vedere palla. Questo vuol dire che un’uscita del genere non ce l’abbiamo e dobbiamo sempre essere dinamici per dare fastidio alle difese avversarie.

Quando Kaltz faceva cose che oggi fa Marcelo

Oggi esaltiamo giustamente i laterali difensivi che entrano nel campo e si sostituiscono alla mezzala o addirittura alla punta esterna. In un altro post ho parlato, pensando a quanto viene estremizzato questo concetto da Sarri con Marcos Alonso, di falso tres, perché ormai il vecchio terzino non deve più “arare” la fascia, come da consueta definizione, ma avere compiti spesso molto importanti di regia e rifinitura, occupando e liberando spazi che sono sempre più importanti per le squadre contemporanee.
Detto questo, qualche giorno fa mi è capitato di vedere la partita di un terzino che nel 1980 già faceva cose del genere. Non è brasiliano, anche se ricordo momenti di Brasile-Italia 4-1 del 1970 in cui Carlos Alberto aveva un’intepretazione del ruolo molto più larga, perché penso che uno dei primi che abbia ridefinito la specie è Manfred Kaltz, terzino destro dell’Amburgo e della Germania Ovest.
L’azione che volevo sottolinearvi inizia nel video seguente al minuto 1:45 dell’amichevole Svizzera-Germania Ovest.
Rummenigge si abbassa da mezzala, smarca Kaltz di tacco che in teoria è il numero 2, ma fa il regista a tutti gli effetti. Ha questi compiti perché altri giocatori polidimensionale come Magath, Hansi Muller e Briegel scalano le posizioni per coprirne le scorazzate. Il suo movimento ad entrare nel campo stordisce così tanto il centrocampo elvetico che ha tutto il tempo per capire lo spostamento di Hrubesch, utilizzarlo come sponda di testa, per appoggiare su Muller con la porta spalancata davanti a sé. L’azione è splendida e tutto inizia con un movimento del laterale difensivo che oggi è sempre più utlizzato.

Basta con gli esterni invertiti

donadoni_ala_destraCome e quanto è cambiato il calcio in questi ultimi 20 anni è evidente. Io ho visto un po’ tutto (cacchio, sembra una riflessione da veterano), perché quando ho visto le prime partite della mia vita il battitore libero sembrava qualcosa di intoccabile e invece guardate oggi dove siamo.
Oltre a vedere tutti i cambiamenti, li ho anche accettati, anzi ben voluti, esaltandone al bar l’importanza.
Solo una cosa mi è sempre stata antipatica: l’inversione delle ali o addirittura dei terzini, diciamo degli esterni in generale.
Da Zaccheroni in poi, l’idea che l’esterno che gioca di destro deve giocare a sinistra e quello che gioca di sinistro deve giocare a destra è ormai un dogma codificato del calcio, al quale tutti, anche i tecnici più innovativi come Guardiola e Conte, sottostanno in silenzio.
Poi però mi capita di vedere Liechtenstein-italia e ti accorgi che c’è qualcosa che non va. Tutte le azioni di attacco che abbiamo portato sulla sinistra con De Sciglio e Bonaventura perdevano di ritmo perché a giocare in quella posizione c’era un giocatore di piede destro che doveva utilizzare un tempo di gioco in più per spostarsi il pallone sul piede forte e crossare o servire le punte. A causa di questo tempo di gioco perso la difesa ripiegava in velocità e schermava tutte le azioni che da quel passaggio venivano fuori. Termino il sabato sera con questo grattacapo e guardo le partite della domenica, in cui un fantastico cross di sinistro di Ricardo Rodriguez dalla fascia sinistra viaggia a grande velocità sulla testa di Stephan Lichtsteiner che incoccia e fa il 2-0 sulle Fær Øer.
Metto le due cose insieme e mi chiedo: ma abbiamo davvero bisogno degli esterni invertiti oppure il dogma è valido solo per chi può schierare Eden Hazard o David Silva e pochi altri giocatori sulla faccia della terra? Perché non ritorniamo alle posizione classiche, ricreando e ridando importanza alle ali che trovano il fondo e crossano con il loro piede forte, senza far perdere ritmo al proprio attacco e dando la possibilità ai centravanti di sfruttare il loro primo movimento nello smarcarsi invece di sperare sempre che i due centrali siano mal posizionati per far capitare (per puro caso) la palla al centravanti stesso che si slaccia dalla marcatura non cercando l’anticipo?
Tante cose non servono più nel calcio ma un’ala destra alla Donadoni sono sicuro che possa ancora essere molto utile. Sempre se i Donadoni di oggi non li fanno giocare a sinistra.

Il motivo in più: Russia-Slovacchia, Romania-Svizzera, Francia-Albania.

Kaceli_quadroRUSSIA-SLOVACCHIA
La Primavera di Praga ha riguardato ovviamente tutta l’allora Cecoslovacchia, tanto è vero che il termine slovacco per indicarla è: “Pražská jar”. Anzi, dirò di più, Alexander Dubček, il padre filosofico e politico del tentativo di cambiamento, è nato e cresciuto anche politicamente a Uhrovec, una cittadina nella regione di Trenčín, in Slovacchia. Al di là delle riforme in ambito economico e sociale che volevano allontanare il paese dal comunismo ortodosso sovietico, gli uomini della Rivoluzione volevano già in quella fase dividere la Cecoslovacchia in tre nazioni differenti, Boemia, Moravia-Slesia e Slovacchia.
Quando i carri armati sovietici annullarono tutte le riforme e spensero tutte le speranze, il governo fu affidato ad un altro slovacco, Gustáv Husák, che provvide a normalizzare il paese e a riportare tutto sotto l’egida soffocante dell’URSS.

ROMANIA-SVIZZERA
Rimaniamo in ambito anti-comunista e parliamo di Oliviu Beldeanu, attivista politco rumeno, in esilio, che insieme ad altri complici causò il famoso ”Incidente di Berna”, quando nel 1955 organizzò l’attacco e l’occupazione dell’Ambasciata romena in Svizzera. Il ”colpetto” di Stato all’ambasciata si risolse con un morto (l’austista dell’ambasciata) e l’arresto di tutto il team Beldeanu, rilasciato però prima dei 4 anni previsti dalla pena. Purtroppo per lui qualche anno dopo fu tradito e preso prima dai tedeschi dell’Est e poi portato a Bucarest dove fu condannato a morte.

FRANCIA-ALBANIA
E allora già che ci siamo, chiudiamo il trittico anticomunista parlando anche di Sadik Kaceli, pittore albanese, così stimato da Henri Matisse che fece carte false per portarlo a Parigi a studiare all’Académie des Beaux-Arts. Tornato a Tirana divenne noto soprattutto per i ritratti che invece del realismo monolitico e piatto che il socialismo imponeva, erano pieni di verità. Nei quadri di Kaceli ci sono le rughe più belle e vere della storia dell’arte.