ITALIA-SAN MARINO 7-0 – LA LETTURA

Ci sono partite che sembrano innocue e invece ti giochi la convocazione a un grande torneo. Da un punto di vista tattico e dello sviluppo di questa Italia-San Marino c’è poco da dire, perché l’Italia non poteva giocare diversamente da come ha sempre giocato e non lo farà nemmeno agli Europei. Contava più capire come interpretavano il gioco i calciatori in bilico e come stanno fisicamente.
Bernardeschi alle 20.45 per tanti aveva il 20% di possibilità di restare in rosa, adesso è al 90%, questo fanno queste partite.
Non solo ha giocato bene, ha chiarito che in Nazionale gioca meglio rispetto alla Juve perché può rischiare di più, ma soprattutto ha dimostrato ancora una volta a Mancini che largo in fascia è quasi dannoso. Bernardeschi è l’unico anti-centravanti che abbiamo, ovvero un calciatore che gioca in quell’area di campo ma sa muoversi bene e muovere bene il pallone per crea lo spazio agli altri. Immobile, Belotti e come si è visto questa sera Kean non sanno fare questo gioco e Mancini non si priverà di Bernardeschi. Berna poi è la quota-Mancini calciatore che Mancini allenatore vuole avere con sé. I due calciatori sono su due piani distantissimi, ma per me Mancio vede in Bernardeschi qualcosa che atleticamente ricorda.
Nel duello di convocabili fra Cristante e Pessina ieri ha vinto l’atalantino grazie a un buon secondo tempo e a due gol. Se Sensi non parte però, Cristante può tornare molto utile perché meglio avere un regista basso in più, con Verratti che si riprende da un infortunio. Pessina ha corso male nel primo tempo, molto bene nel secondo. Se Mancini lo ha capito, non ci resta che affidarsi a lui. Castrovilli si è mosso anche meglio di Pessina, ma agli Europei non ci va.
Toloi per me è un acquisto importantissimo per questa Nazionale. Il ballottaggio dovrebbe essere con Mancini, forse unico difensore iperaggressivo che abbiamo. Ma uno come Toloi, con la sua maturità ormai raggiunta, secondo me va di diritto.
Infine Politano. Ci sono giocatori costretti a giocare larghi, vedi Lorenzo Pellegrini con l’Italia ma non è il loro posto, anche se dovrebbero accentrarsi per giocare nel mezzo spazio. Altri invece sono perfetti come Politano. Se impazzisce il Mancio lascia Kean a casa e lo porta.

LA LETTURA: LITUANIA-ITALIA

Per la terza partita di fila, contro un avversario nettamente più debole, ci siamo trovato davanti una squadra che difendeva in 9 negli ultimi 35 metri. Senza Insigne si è vista la difficoltà di costruire intelaiature di gioco rapide che potessero disordinare gli avversari, costringendoli a muoversi tra le diverse bande verticali con cui il calcio di Mancini divide il campo. Siamo stati lenti nel muovere la palla e non abbiamo trovato sbocchi per tutto il primo tempo.
Con una squadra così stanca, che non riusciva a giocare insieme in velocità, l’unica soluzione era cambiare lato e far trovare un nostro scattista in uno contro uno. Per questo motivo Mancini ha messo Chiesa nel secondo tempo al posto di un El Shaarawy che potrebbe essersi giocato l’Europeo ieri sera. L’altro cambio importante è stato quello di Sensi che doveva cercare di innescare il gioco di passaggi corti con Locatelli e allo stesso tempo guidare questo ping pong continuo tra le fasce per far attaccare gli uomini diretti a Bernardeschi, Chiesa e poi Spinazzola. Almeno con questa idea molto semplice ma preziosa abbiamo vinto la partita, ed è sempre una cosa da sottolineare.
Uno dei migliori in campo per me è stato Gianluca Mancini, che recupera palla 20 metri più in alto rispetto a Bonucci, anche se non ha le stesse doti di regia, mentre il peggiore è stato sicuramente Immobile, non solo perché manca del tutto la sua reattività sotto porta, ma anche perché non ha mai proposto uno scambio o una traccia di passaggio anche in orizzontale per poter essere pericoloso.
Immobile è evidentemente al 20% della condizione. Secondo me Belotti è questo, né più né meno, sai quello che sa e può dare. Il nostro Europeo gira intorno alla forma di Ciro Immobile. Se quella percentuale sale, abbiamo delle possibilità, altrimenti ci manca l’uomo che finalizza e che da aria alle nostre azioni, che sia un pericolo costante per le difese avversarie. Con l’Immobile di ieri sera la Spagna contro di noi gioca venti metri più su e buonanotte.
Secondo me Toloi viene convocato.

LA LETTURA: BOSNIA-ITALIA 0-2

Dovevamo vincere contro la Bosnia per arrivare alla Final Four di Europa League e lo abbiamo fatto senza patemi né nervosismi. Del gioco e delle scelte di questa Italia ne abbiamo parlato spesso, per questa partita vorrei solo sottolineare dei piccoli elementi.
In primo luogo la partita di Berardi, non solo autore di un grande gol, ma davvero prezioso nel gioco di uscita dal pressing avversario. Tante volte abbiamo aperto il campo grazie alla sua doppia componente importante per questa funzione specifica: è molto bravo tecnicamente e allo stesso tempo è fisicamente potente. In questo modo sopporta l’aggressione avversaria e sa gestire bene il pallone per farlo uscire col tempo giusto e la giusta direzione verso il centro del campo. Anche qui Mancini è stato bravissimo nel guardare quello che fa al Sassuolo con De Zerbi e a riproporlo.
Secondo elemento. Siamo bravi anche nel variare spartito. Nei primi 20 minuti non siamo riusciti a trovare Insigne e Barella fra le linee, come contro la Polonia. Abbiamo ovviato cambiando rapidamente gioco sul lato debole per poi servire al centro con un cross. È una scelta giusta perché con un centravanti come Belotti che supera fisicamente il diretto avversario, possiamo essere pericolosi anche in questo modo, come è successo in due occasioni.
L’azione-manifesto delle due cose scritte prima arriva al 38’ ed è uno spreco per l’highlight sempiterno. Berardi e Locatelli giocano a doppia corsia sulla destra. L’attaccante del Sassuolo regge l’urto del difensore e con un pregevole tocco serve perfettamente sulla corsa Locatelli, il quale fa tre passi e cambia gioco, dove c’è solo Insigne contro l’avversario diretto. Lo supera con un bellissimo controllo orientato e tira a giro colpendo il palo. Questo è stato in pochissime parole il meglio dell’Italia di ieri.
Un piccolo appunto lo farei sul fatto che l’unico vero grande portatore di palla in velocità che abbiamo è Emerson. Non che sia un difetto, per carità, però avere un calciatore che spesso faccia 20 metri di campo palla al piede è sempre un’arma in più. Ma per avere delle controprove è giusto vedere Barella e Chiesa insieme sulla destra.
Infine Locatelli. In questo momento è un calciatore con la consapevolezza tecnica spagnola, la sintesi pratica tedesca e le idee spesso giuste italiane. Dopo aver dominato il ticket Ruiz-Bakayoko in campionato avevo questo sentore, ma queste due partite contro Polonia e Bosnia lo innalzano davvero verso un altro livello.

LA LETTURA: ITALIA-POLONIA 2-0

La partita contro la Polonia è stata davvero ottima in quanto espressione di un determinato tipo di calcio e anche per alcuni dettagli magari piccoli che però fanno capire quanto alcuni meccanismi siano ormai oliati in Nazionale.
In senso generale ormai siamo i campioni del gioco di posizione. Grazie a un centrocampo ipertecnico, attaccanti esterni che sanno perfettamente entrare nel campo e farsi trovare tra le linee ed Emerson Palmieri, perfetto in quel ruolo di gestione del pallone e non di incursore, tocchiamo davvero vette inaspettate anche solo un anno fa. La nostra quasi perfezione in questo gioco risiede nella capacità che hanno i calciatori di muoversi fra le bande verticali, creando continuamente triangoli di gioco grazie ai quali uscire dal pressing e far avanzare il pallone. Questi meccanismi sono costruiti molto bene e servirebbe solo maggiore velocità per “manipolare” ancora di più l’assetto difensivo altrui per avere un numero maggiore di occasioni pulite. Ma potremmo arrivarci con un periodo intenso di lavoro di gruppo.
Se in senso generale si vede un’impostazione ben congegnata e perfetta per i nostri uomini, anche nei dettagli è evidente una consapevolezza raggiunta. Ad esempio ieri Linetty nel primo tempo ha marcato a uomo in maniera molto stretta Jorginho, ma non abbiamo avuto problemi nel consegnare la palla a Locatelli che ha mosso il gioco, alternando il corto a cambi di gioco veloci sul lato debole. Altro elemento è la bravura e l’intensità nel pressing di recupero nei primi 5 secondi dell’azione avversaria. E se il pressing viene eluso, con gli avversari che riescono ad alleggerire l’azione su difensori e portiere, siamo bravi nel rischierarci con un 4-5-1 che ne impedisce lo svolgimento del gioco in velocità.
Altra cosa molto interessante sono anche le scelte specifiche in relazione all’avversario. Ad esempio, come abbiamo quasi sempre battuto i calci d’angolo. Non con una parabola diretta, in quanto la differenza di stazza con loro era netta, ma giocando in fascia per disordinare la linea e poi tentare un servizio sull’uomo smarcato. In uno di questi schemi, Belotti si è trovato davanti Krychowiak che lo ha steso per il rigore.
Insomma ieri davvero tutto bene, anche se rivedendo con maggiore attenzione alcune fasi della partita si possono notare dei punti deboli, come è normale che sia.
Noi pressiamo bene, con tutta la squadra (ieri Florenzi il migliore in campo in questo aspetto) e con tempi perfetti. Ma non siamo il Liverpool di Klopp e non abbiamo a centrocampo la fisicità di gente come Henderson, Milner, Keita e Wijnaldum. Questo comporta che se un avversario riesce a girarsi con il pallone, direzionandosi verso la nostra porta, i nostri centrocampisti (Jorginho in primis), non riescono nemmeno a rallentarlo. Questo fa sì che si debba muovere un difensore in aggressione e la difesa si disordina. Ieri ci è riuscito solo una volta Moder e ha fato una quindicina di metri palla al piede senza essere letteralmente sfiorato dai nostri centrocampisti. È stato poi Bastoni a metterci una pezza.
L’altro problema ormai lo conosciamo tutti, il calciatore che deve giocare al centro dell’attacco. Guardiola, il padre di questo gioco, al Barcellona alternò due soluzioni: o lasciare libero quello spazio per aprirlo alle incursioni con o senza palla (ma lui aveva Messi e Iniesta), oppure l’altra sua idea fu di riempirlo con un centravanti come Ibrahimovic. Noi non abbiamo Messi e lasciare vuoto quello spazio abbiamo capito che è una soluzione ma non “la” soluzione. Allora serve un attaccante centrale che, come tutti i centravanti nel gioco di posizione, abbia una fondamentale caratteristica tecnica prima che tattica, ovvero quella di saper orientarsi con il pallone nello spazio in grande velocità, controllando il pallone stesso in maniera orientata, per poter poi far fluire il gioco o puntare alla porta. Ogni tocco del pallone da parte del centravanti nel gioco di posizione deve servire o a ricalibrare il gioco tra le bande verticali e orizzontali, oppure a direzionarsi verso la porta avversaria per concludere in velocità, sfruttando lo spazio che la tessitura del gioco a centrocampo ha creato. Se si perde l’attimo per pochezza tecnica, si perde tanto di quello che la manovra è riuscita a creare. Belotti e Immobile sono all’antitesi di questa visione. Non pensano al pallone per orientare se stessi e la manovra nello spazio, ma il primo pensa al corpo dell’avversario per sfruttare la sua potenza, il secondo pensa allo spazio libero, per sfruttare la sua rapidità. Nessuno dei due pensa a muovere il difensore e a creare o sfruttare lo spazio con il pallone.
Come si risolve questo problema? Non lo so.