PERCHÉ HA CONVOCATO CHI HA CONVOCATO?

Seguo con fanciullesca passione la Nazionale di calcio (è un po’ come “A Casciafort’” di Carosone “a una coda di calciatore/ che mi ricorda la meglio età!).
Per questo motivo provo a scrivere delle convocazioni. Erano 20 anni che c’era una discussione molto flebile sul tema, perché nullo o quasi era il bacino da cui pescare. Oggi c’è fermento e questo promette bene. Seguo con estrema attenzione le partite e la vita “sentimentale” della Nazionale, per cui cerco di parlare delle scelte di Mancini, in alcuni casi a spiegarle o giustificarle. Lo so che è un atto non richiesto ma se non ne parliamo almeno un po’, che senso ha?

PORTIERI

Quando hai un titolare strasicuro, si finisce per scegliere sempre un secondo più anziano e sereno, che non ha nessuna pretesa di prendere il posto del primo e un terzo giovane, che faccia esperienza. Un format del genere c’è stato anche nel 2006 con Buffon-Peruzzi-Amelia. I ballottaggi Tancredi-Galli di Mexico ’86 non portano bene. Doveva portare Cragno al posto di Meret? Cragno ha fatto un discreto campionato, l’ho visto a Benevento qualche anno fa ed è cresciuto tantissimo. Meret è tre anni più giovane e ha potenzialità più ampie. Anche io avrei portato Meret.

DIFENSORI

Iniziamo con quelli che erano ovvi. Acerbi-Bastoni sul centro-sinistra sono i migliori nel loro ruolo in serie A. Sul centro destra Mancini ha sempre utilizzato un calciatore bravo nel fare la fascia, con l’esterno d’attacco che entra nel mezzo-spazio o viceversa, da dettami classici del gioco di posizione. In questo senso Florenzi e Di Lorenzo sono giusti. Bonucci è il capitano e per il gioco della squadra è importante. Per i centravanti che abbiamo molto spesso una sua traccia lunga serve tantissimo. Poi nello spogliatoio pesa quintali.
Chiellini perché? Allora, Chiellini è il miglior marcatore a uomo del mondo. Ma nel calcio di oggi con il VAR marcare come marca Chellini ti espone a un rigore potenziale a partita. Questo è un enorme rischio, lo sanno alla Juve, dove lo centellinano e lo fanno giocare soprattutto contro i centravanti di stazza e lo sanno in Nazionale. Mancini si è innamorato di Chiellini dopo la partita in Olanda in Nations League. Dopo pochissime settimane dal ritorno a regime dopo l’infortunio, giocò una partita ottima contro Depay e poi su Luuk de Jong. Se le squadre ti schiacciano Chiellini protegge l’area come pochi altri al mondo. Non è utile al gioco come Acerbi o Bastoni. Non muove la palla per acquisire il vantaggio spaziale necessario al regista e alle mezzali, fa sempre passaggi che il regista deve poi rigiocare indietro di sponda o la passa in orizzontale. Secondo me Mancini lo utilizzerà quando le partite diventano old-style, in partenza gioca Acerbi.
Sulla fascia sinistra c’erano tre nomi possibili: Emerson Palmieri, Spinazzola e Dimarco. Ha scelto i più rodati nel suo gioco.
C’era da scegliere un altro fra Mancini e Toloi. Mancini in Nazionale ha sempre giocato centrale e si è dimostrato il più aggressivo dei nostri difensori. Toloi ha ormai una certa esperienza internazionale e gli permette di giocare anche con Florenzi sull’out senza che quella parte risenta troppo perché Toloi difende meglio sull’uomo. Toloi inoltre è abituato al gioco nel mezzo spazio con Gasperini. Una cosa è sicura, senza Mancini l’Italia avrà sempre come centrale Bonucci, non ci sono alternative sensate.
Io personalmente non avrei avuto tanti dubbi fra Toloi e Mancini, mentre avrei pensato a Lazzari, una sorta di freak tattico da utilizzare per disordinare le difese altrui. Anche perché ha fatto una stagione incredibile.

CENTROCAMPISTI

Se non parte da Jorginho, Verratti e Barella questa squadra non esiste. Locatelli e Lorenzo Pellegrini sono backup perfetti. Restavano due posti. Perché Sensi e non Pessina? Pessina in Nazionale ha sempre giocato male, sia in Lituania che contro il San Marino. In Lituania, Mancini lo ha continuamente spostato dalla mezzala destra alla mezzala sinistra ma non riusciva né a palleggiare né a trovare spazi d’incursione. Nell’Atalanta fa una cosa completamente differente e quel posto, quello spazio e quella funzione in Nazionale non esiste. Sensi invece ha giocato sempre meglio in Nazionale che all’Inter (quelle poche volte che era sano e ha giocato). Nel gioco di posizione è perfetto, ha segnato anche due gol importanti contro Bosnia e Lituania, il segnale che si trova alla perfezione negli incastri del centrocampo azzurro. Mancini ha scelto una funzione e non un calciatore, il palleggiatore tecnico capace di vedere e acquisire i vantaggi posizionali, rispetto al centrocampista guastatore e forte nel correre anche all’indietro. Ha scelto in base al suo gioco, perché per tutto il resto sarebbe dovuto andare Pessina.
Cristante è il jolly in caso di follie bonucciane. Come detto prima ha scelto di non portare Mancini, pensando a un Bonucci sempre presente in ogni partita come centrale difensivo. Se Bonucci per qualche motivo salta, Cristante potrebbe fare quel ruolo.

ATTACCANTI

Belotti e Immobile giocano da sempre con Mancini ed erano sicuri. Insigne, Berardi e Chiesa erano anche loro ovvi. Bisognava scegliere altri due nomi. Secondo me l’amichevole contro San Marino serviva a capire se poteva entrare Pessina, dopo la pessima prova in Lituania, e soprattutto capire se Kean avrebbe potuto fare un lavoro da centravanti di raccordo. Ha giocato una partita orribile ed è rimasto fuori (per questo dico che ogni partita in Nazionale è importantissima. Ti devo fare un’idea in un sistema di gioco in pochi minuti di calcio). Politano invece ha giocato bene. Politano è un giocatore riconoscibilissimo, è un esterno d’attacco che ama più condurre che scivolare dietro il difensore, bravo nell’accentrarsi da destra e usare il sinistro. Se porti Politano sai quello che ti può dare e te lo darà al 100%. Raspadori invece è il grande investimento di Mancini. Può giocare alla Caputo, se Immobile e Belotti continuano a non girare nella funzione di raccordo del gioco, ma soprattutto, e sono sicuro che lo ha portato per questo, Raspadori sarà utile in un attacco 1-1 con un centravanti davanti e lui che può svolgere un ruolo alla Di Natale del 2012 dietro Balotelli. Si siederà in panchina e verrà chiamato per quel ruolo, se sarà necessario. Sarà una sorta di chiave offensiva fantasiosa che serve per liberare attenzione dal centravanti e mettere in difficoltà le difese avversarie che dovranno alzarsi per chiuderlo (sempre se ci riusciamo ovviamente).
Poi come ho sempre scritto, Bernardeschi è la quota-Mancini (con tutto i distinguo, per carità) che Mancini vuole portare con sé. In lui vede quel calciatore elegante che anche lui è stato e che può inventare qualcosa in una squadra che gioca di sistema anche con i suoi uomini più tecnici (Insigne e Verratti). Poi Mancini si è innamorato di Bernardeschi in Polonia nella partita di Nations League del 14 ottobre 2018. Giocò al centro dell’attacco e quella fu la prima partita manciniana in cui dominammo il gioco e acquisimmo consapevolezza delle nostre potenzialità. Quel giorno Mancini ha scelto di tenere vicino Bernardeschi per poterlo utilizzare ovunque, anche in quella posizione centrale dell’attacco che è il vero cruccio del ct. Lì se Belotti non trova una grazia inaspettata o Immobile non è almeno all’80% della forma abbiamo un problema gigantesco. E Berna va a finire che può giocare lì i suoi minuti.

Secondo me sono state convocazioni maciniane e anche molto evaniane. Sono convocazioni pensate per il calcio che la Nazionale gioca dal 2018. Sono convocazioni da allenatore e non da selezionatore. Per me è una giusta idea. Per fare il 2-3-5, che proprio Evani fa giocare alle sue nazionali giovanili da anni, in fase di possesso devi avere gli uomini giusti altrimenti è un massacro nel recupero palla altrui. Giochiamocela con questi, secondo me i calciatori che servono non i calciatori più forti.

LA LETTURA: LITUANIA-ITALIA

Per la terza partita di fila, contro un avversario nettamente più debole, ci siamo trovato davanti una squadra che difendeva in 9 negli ultimi 35 metri. Senza Insigne si è vista la difficoltà di costruire intelaiature di gioco rapide che potessero disordinare gli avversari, costringendoli a muoversi tra le diverse bande verticali con cui il calcio di Mancini divide il campo. Siamo stati lenti nel muovere la palla e non abbiamo trovato sbocchi per tutto il primo tempo.
Con una squadra così stanca, che non riusciva a giocare insieme in velocità, l’unica soluzione era cambiare lato e far trovare un nostro scattista in uno contro uno. Per questo motivo Mancini ha messo Chiesa nel secondo tempo al posto di un El Shaarawy che potrebbe essersi giocato l’Europeo ieri sera. L’altro cambio importante è stato quello di Sensi che doveva cercare di innescare il gioco di passaggi corti con Locatelli e allo stesso tempo guidare questo ping pong continuo tra le fasce per far attaccare gli uomini diretti a Bernardeschi, Chiesa e poi Spinazzola. Almeno con questa idea molto semplice ma preziosa abbiamo vinto la partita, ed è sempre una cosa da sottolineare.
Uno dei migliori in campo per me è stato Gianluca Mancini, che recupera palla 20 metri più in alto rispetto a Bonucci, anche se non ha le stesse doti di regia, mentre il peggiore è stato sicuramente Immobile, non solo perché manca del tutto la sua reattività sotto porta, ma anche perché non ha mai proposto uno scambio o una traccia di passaggio anche in orizzontale per poter essere pericoloso.
Immobile è evidentemente al 20% della condizione. Secondo me Belotti è questo, né più né meno, sai quello che sa e può dare. Il nostro Europeo gira intorno alla forma di Ciro Immobile. Se quella percentuale sale, abbiamo delle possibilità, altrimenti ci manca l’uomo che finalizza e che da aria alle nostre azioni, che sia un pericolo costante per le difese avversarie. Con l’Immobile di ieri sera la Spagna contro di noi gioca venti metri più su e buonanotte.
Secondo me Toloi viene convocato.

LA LETTURA: BOSNIA-ITALIA 0-2

Dovevamo vincere contro la Bosnia per arrivare alla Final Four di Europa League e lo abbiamo fatto senza patemi né nervosismi. Del gioco e delle scelte di questa Italia ne abbiamo parlato spesso, per questa partita vorrei solo sottolineare dei piccoli elementi.
In primo luogo la partita di Berardi, non solo autore di un grande gol, ma davvero prezioso nel gioco di uscita dal pressing avversario. Tante volte abbiamo aperto il campo grazie alla sua doppia componente importante per questa funzione specifica: è molto bravo tecnicamente e allo stesso tempo è fisicamente potente. In questo modo sopporta l’aggressione avversaria e sa gestire bene il pallone per farlo uscire col tempo giusto e la giusta direzione verso il centro del campo. Anche qui Mancini è stato bravissimo nel guardare quello che fa al Sassuolo con De Zerbi e a riproporlo.
Secondo elemento. Siamo bravi anche nel variare spartito. Nei primi 20 minuti non siamo riusciti a trovare Insigne e Barella fra le linee, come contro la Polonia. Abbiamo ovviato cambiando rapidamente gioco sul lato debole per poi servire al centro con un cross. È una scelta giusta perché con un centravanti come Belotti che supera fisicamente il diretto avversario, possiamo essere pericolosi anche in questo modo, come è successo in due occasioni.
L’azione-manifesto delle due cose scritte prima arriva al 38’ ed è uno spreco per l’highlight sempiterno. Berardi e Locatelli giocano a doppia corsia sulla destra. L’attaccante del Sassuolo regge l’urto del difensore e con un pregevole tocco serve perfettamente sulla corsa Locatelli, il quale fa tre passi e cambia gioco, dove c’è solo Insigne contro l’avversario diretto. Lo supera con un bellissimo controllo orientato e tira a giro colpendo il palo. Questo è stato in pochissime parole il meglio dell’Italia di ieri.
Un piccolo appunto lo farei sul fatto che l’unico vero grande portatore di palla in velocità che abbiamo è Emerson. Non che sia un difetto, per carità, però avere un calciatore che spesso faccia 20 metri di campo palla al piede è sempre un’arma in più. Ma per avere delle controprove è giusto vedere Barella e Chiesa insieme sulla destra.
Infine Locatelli. In questo momento è un calciatore con la consapevolezza tecnica spagnola, la sintesi pratica tedesca e le idee spesso giuste italiane. Dopo aver dominato il ticket Ruiz-Bakayoko in campionato avevo questo sentore, ma queste due partite contro Polonia e Bosnia lo innalzano davvero verso un altro livello.

LA LETTURA: ITALIA-ESTONIA 4-0

La partita contro l’Estonia è stata giocata sempre con lo stesso modello di gioco. L’obiettivo è chiaro e giusto, avere tanti uomini capaci di alternarsi in determinate posizioni, sapendo già quale deve essere il proprio compito e cosa si troveranno una volta scesi in campo.
Il laterale di destra che si accentra e fa alzare il laterale di sinistra che diventa ala, la mezzala sinistra che aiuta il play nella prima costruzione, l’attaccante di sinistra che si muove tanto senza palla nel mezzo spazio, avendo compiti soprattutto di rifinitura, l’attaccante di destra che invece riceve spesso palla sui piedi e cerca di disordinare le difese avversarie con velocità e dribbling. Ormai questo assetto di base è mandato a memoria ed è anche per questo che vinciamo molto facilmente contro squadre modeste come l’Estonia: quando hai un’idea chiara della struttura generale della squadra e pochi ma certi compiti da svolgere poi è facile eseguire.
Ci sarebbe da valutare se tutto questo abbia sempre lo stesso impatto contro squadre più forti, ma per questa analisi mi vorrei fissare su alcune cose viste ieri.
Prima di tutto l’abbondanza che abbiamo in difesa, soprattutto se pensiamo alle vacche magre da cui veniamo. Prendiamo i cosiddetti braccetti di destra. Ne abbiamo almeno quattro convocabili: Di Lorenzo, D’Ambrosio, Florenzi e Izzo. E non è solo la quantità nazionabile a impressionarmi, ma anche il fatto che soprattutto i primi due sono giocatori molto moderni rispetto a quello che vedevamo in Italia fino a tre anni fa, capaci davvero di darci un plus tattico interessante. Se poi ci metti che il terzo gioca nella squadra vice campione d’Europa, vien da sé che siamo messi bene. Dall’altra parte avremmo Chiellini, Romagnoli, Acerbi e Bastoni. Questi quattro sono più diversi fra loro ma tutti degni di nota. Sono sincero: non mi aspettavo che in pochissimo tempo avremmo ristrutturato una difesa per la Nazionale a questo livello e con tanti interpreti.
Altra cosa che è venuta fuori ieri invece è che senza Jorginho purtroppo il nostro centrocampo è troppo disordinato. Non parlo tanto di tattica o di movimenti schematici, ma di scelte e di concetti di gioco soprattutto con la palla. Gagliardini ha giocato al suo passo senza troppo subbuglio, ma ieri sia Tonali che Soriano sono stati troppo confusionari. Pessina ha esordito nella maniera più classica possibile, giocando senza strafare cercando di essere il più pulito ma anche scarno possibile. Con un Verratti che non aiuta l’ordine, io vedo sempre più indispensabile Locatelli, anche se Barella è chiaramente il miglior calciatore italiano al momento. Non saprei come risolverla.
Infine ancora una volta ieri sera mi sono arrovellato sul buco nero chiamato centravanti. Lasagna ha giocato quasi senza toccare palla. Pellegri in venti minuti l’ha toccata una sola volta. Premettendo che Belotti e Immobile giocano sempre abbastanza male in Nazionale e non fanno una figura migliore, mi sale l’ammorbante dubbio che in quella posizione è davvero indispensabile un Firmino che non abbiamo. Un cucitore di gioco, un uomo degli incastri e non delle risoluzioni. In realtà ho dimenticato troppo in fretta il passato prossimo. Una delle migliori partite dell’Italia manciniana è stata giocata in Polonia il 14 ottobre 2018. O meglio quella è stata la partita in cui il calciatore che giocava al centro dell’attacco è stato il più decisivo. E come 9, se così vogliamo dire, in quella partita ha giocato Bernardeschi. Non so se questa potrebbe tornare ad essere l’unica soluzione possibile per avere un calciatore associativo essenziale per il nostro gioco, ma credo non debba essere riposta nel cassetto.