INVECCHIARE DECISAMENTE MEGLIO

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Due esperienze personali. La prima. Quando andai al Bernabeu per Real Madrid-Levante nel 2018, Lopetegui non schierò Karim Benzema titolare. Il Real Madrid giocò malissimo e perdeva 0-2. Entrò Benzema e sembrava avessero acceso le luci allo stadio. I suoi compagni riuscivano in cose che pochi minuti prima non pensavano nemmeno di fare. Segnò Marcelo e i Blancos arrivarono vicino al pareggio.
Seconda esperienza. Ero a una riunione marketing nell’azienda in cui lavoravo. Il direttore marketing disse che bisogna differenziarsi da un competitor in maniera netta. Se loro erano bianco, noi dovevamo essere nero. Ok, dissi io, ma ci sono anche altri competitor sul mercato. Sì, rispose lui, ma per vendere di più bisogna restringere la sfida tra noi e loro e raccontarci come completamente differenti. In questo modo vendono di più loro, ma vendiamo di più anche noi.
Queste due epifanie le ho ripescate dal cassetto questa sera, dopo la seconda tripletta di Benzema tra ottavi e quarti di Champions League.
Abbiamo sclerotizzato gli ultimi quindici anni di calcio intorno alla sfida Cristiano Ronaldo-Messi, anche quando questi erano nettamente fuori dai giochi per i trofei di altissimo livello. Per vendere meglio il calcio, soprattutto a nuovi consumatori, abbiamo scelto la strada più facile, creare narrazioni che coinvolgessero due prodotti, definendoli intorno a caratteristiche molto diverse tra loro. Messi è il talento paradivino che crea senza sapere perché, Cristiano Ronaldo è disciplina folle e crea per merito terreno. Due storie così estremamente diverse in cui ogni persona di questa Terra può praticamente rispecchiarsi. Chi si sente invaso dal destino sceglie Messi, chi vuole scolpire il destino sceglie CR7.
Per giustificare questa scelta strategica a monte per calibrare l’intero mercato del calcio verso nuovi consumatori, si è fatta un’altra scelta molto semplice. Giustifichiamo questa dicotomia con i dati, i nuovi dei. E allora gol segnati, record e tutto quello che si può quantificare è servito.
Ma oggi dove siamo?
Messi ha vinto l’ultima Champions nel 2015, ha poi vinto una Copa America nel 2020. Da anni gioca, diciamo così, aspettando la partita, ma spesso e volentieri la partita non si presenta all’appuntamento. Cristiano Ronaldo ha vinto l’ultima Champions nel 2018, in squadra con Karim Benzema. Da anni fa dannare i suoi allenatori perché ha deciso che quella che si chiama “fase difensiva” non è roba per lui. Sarri ancora si sveglia la notte per le scalate e i movimenti di squadra a cui costringeva gli altri per mettere una pezza alla sua stasi.
Ovviamente in questi anni di cui parlo hanno continuato a segnare, a stabilire record e a giustificare con tutto quello che è quantificabile il loro status.
Benzema ha la stessa età di Messi e due anni in meno di Cristiano Ronaldo, in pratica ha vinto gli stessi trofei del portoghese e ha segnato più di 400 gol in carriera.
Oggi continua serenamente a decidere le partite più difficili della stagione e con le due ultime triplette al Paris Saint Germain e il Chelsea ce ne siamo anche accorti.
Avrebbe i numeri, le vittorie e oggi la condizione per essere avvicinato agli altri due, ma nessuno ci sente. Basta vedere come nelle scelte per il Pallone d’oro, premio che non certifica più il talento di un calciatore ma esiste solo per essere giustificato dal calciatore (cioè due calciatori) che lo vince, non è mai entrato davvero in lizza.
Karim Benzema di quest’anno ci dovrebbe far riflettere meglio sull’importanza di costruire un panorama più largo di narrazioni da vendere. Ridurre tutto all’1 contro 1 tra diversi è forse ottimo per un mercato vergine, ma svilisce il prodotto. Anche perché per reggere la narrazione devono reggere i due pilastri e, come stiamo vedendo oggi, c’è chi sta invecchiando molto meglio e rende senza sale il giochino.
Nella traiettoria di carriera lunga 15 anni, siamo sicuri che Benzema sia stato meno decisivo e forte degli altri due (e con lui Modric, Iniesta, Sergio Ramos……..)?

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