QUELLA SENSATA VOGLIA DI 4-4-2

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Nel primo giro di partite del Mondiale i moduli e le impostazioni tattiche di quasi tutte le squadre sono state davvero molto simili. Le scelte sono andate verso il 4-3-3 o il 4-2-3-1, senza grandi differenze se non nell’interpretazione dei calciatori, soprattutto delle mezzeali.
Molti allenatori poi nel secondo giro hanno corretto il tiro e hanno pescato un bell’usato sicuro che non tramonta mai, il 4-4-2. Lo ha fatto l’Iran, schierando Azmoun-Taremi in attacco, lo ha fatto il Senegal, con due esterni molto offensivi, Sarr e Diatta, lo ha fatto l’Australia scegliendo una versione ancora diversa, ovvero facendo giocare gli esterni di centrocampo non a piede invertito puntando forte sui cross per la testa del centravanti Duke (che ha segnato proprio di testa e l’Australia ha vinto la partita), lo ha fatto la Polonia che dovrebbe sempre farlo avendo Lewandowski e Milik, lo ha fatto in fondo anche l’Argentina anche se Messi gira per il campo un po’ dove vuole e non può ritenersi una classica seconda punta (lo ha fatto anche il Messico nella stessa partita), lo ha fatto anche il Canada anche se Herdman ha tolto dalla posizione dove poteva essere devastante Davies per farlo giocare spalle alla porta da seconda punta e a un certo punto nel casino lo ha fatto anche la Germania con Füllkrug-Sané vicini.
A quasi tutte le squadre che hanno aperto l’armadio e messo il liso 4-4-2 è andata bene, vuoi vedere che torna di moda?
Questo è difficile, nelle squadre di club, che hanno la possibilità di costruire il roster secondo altri moduli e lavorando sui dettagli, l’idea è continuare con difese a 3 e sicuramente con attacchi a 3 punte. Però il 4-4-2 non è mai da riporre nell’ultimo cassetto perché serve. In primo luogo è il modulo dell’equilibrio, lo sanno tutti gli allenatori da Sacchi in poi (solo Zeman non era d’accordo): se vuoi coprire il campo sezionando con attenzione gli spazi, il 4-4-2 ti da la possibilità di coprirlo al meglio, restando molto equilibrato.
In secondo luogo è un modulo che ti da la possibilità di dare alla tua squadra letture differenti. Come visto prima, l’Australia lo ha usato per esaltare il suo centravanti, il Senegal per far azzannare la partite ai suoi due esterni, la Polonia per togliere il focus dell’intera difesa avversaria su Lewa, è un modulo che può cambiare la tua squadra anche in base ai momenti diversi della partita.
Poi c’è la questione della fluidità. Come detto le Nazionali hanno poco tempo per oliare i meccanismi che servono a far muovere in maniera fluida un 4-3-3. Le catene laterali devono saper costruire in grande velocità i triangoli di gioco che Guardiola e Sarri hanno fatto vedere a tutti. Se non hai questo tempo a disposizione, dovresti avere o gli interni della Croazia (ma li ha solo la Croazia), oppure esterni che saltano l’uomo. Ma siccome chi salta l’uomo al Mondiale per adesso si chiama solo Kylian (e quando gli gira Ziyech), molto meglio costruire la manovra con due linee da quattro e restare appunto equilibrati.
Insomma, per finirla, se sei un allenatore di Nazionale e hai avuto pochissimo tempo per preparare un Mondiale, un bel 4-4-2 e poche chiacchiere (in questo modo ridiventa fondamentale anche il centravanti, ma questa è un’altra storia che piano piano sta emergendo).

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