Sì, la cerimonia d’apertura per la Rai è stata giornalisticamente devastante. È un dispiacere parlare male di chi lavora nel mio stesso settore, ma purtroppo l’evidenza è stata disturbante.
Che si doveva fare? Sai che hai i Giochi Olimpici fra tre anni. Bene, prendi due giornalisti e li dedichi esclusivamente alla conoscenza dettagliata e specifica degli atleti olimpici. Devono seguire tutto, da Paris e Goggia alle gobbe. Perché il grande problema di ieri sera è che nessuno conosceva gli atleti, i protagonisti unici dell’evento che stai commentando. Con i due giornalisti di cui sopra, che magari hai sgravato da altri compiti di redazione in questi tre anni, ti presenti alla Cerimonia sapendo che sarai coperto per quanto riguarda gli atleti e la loro sfilata che si prende 2/3 dell’evento. Non conoscendo gli atleti, le loro facce e le loro storie, ieri sera per più di un’ora si è letteralmente balbettato.
Stefania Belmondo ha cercato di mettere una pezza, parlando almeno di chi conosceva, soprattutto nello sci alpino. Però la sua telecronaca corrobora quello che penso da anni: i talent ex atleti non aggiungono nulla alla comunicazione, tranne pochissimi che parlano dei loro aneddoti o di cose estremamente tecniche. Nel calcio ad esempio i talent ex atleti o hanno interessi e storie di legami fortissimi con società e persone oppure non hanno studiato abbastanza per poter fare quel lavoro. E ci ritroviamo quindi gente che dice il nulla (per non far arrabbiare qualcuno) e serve solo per far qualche pezzo del tipo: “Capello ha detto che il Milan ha giocato male”, ma non c’è alcuna capacita di sviluppo della narrazione, semplicemente perché hanno fatto un altro mestiere, vengono da un altro mondo.
Fabio Genovesi è un bravissimo scrittore. Al Giro d’Italia aggiunge tanto, molto bravo chi lo ha scelto. Ma quasi tutte le tappe del Giro sono 3 ore di nulla e dieci minuti di bagarre. Per riempire quelle 3 ore Genovesi è eccezionale. Ma ieri sera, in cui ogni 20 secondi accadeva qualcosa di potenzialmente memorabile, l’inserto non ci stava per niente, ha creato sconnessioni e sovrapposizioni inutili.
Alla fine: si parlerà di politica, istituzioni pubbliche, raccomandazioni e così via. Io parlerei di un difetto della Rai su cui però l’azienda sta lavorando, devo essere sincero. A volte chi sceglie, credo, viene rapito dall’idea che nel mondo dell’iperspecializzazione ossessiva basta fare come una volta per piacere al pubblico televisivo. Per fare un esempio, mentre Ambesi ti spiega gli ultimi due anni di vita di un biathleta kazako, tu pensi che alla gente piaccia ancora la cronaca alla Bruno Pizzul, il quale dopo 100 partite di Gerrard in Premier League durante i Mondiali diceva che il calciatore (chiamato proprio così, con questo sensazionale termine generico) sarebbe diventato un buon centrocampista, ignorando completamente chi fosse. Ecco, anche al pubblico di Rai 1 questa competenza purtroppo non va più bene. Come sempre accade, pensare secondo schemi del passato crea disastri. Come la Cerimonia di ieri sera.
