Sono stato lontano dalle recensioni (dal blog, forse dalla vita) negli ultimi tempi perchè ho letto un libro enciclopedico, che non ti lascia grandi spazi mentali per fare qualcos’altro. Ho letto “Viaggio al termine della notte” di Céline ed è come ne avessi letto altri diecimila o ventimila di libri, tutti insieme, ficcati dentro quelle 500 pagine dense come il nero di seppia.
Non se ne esce fuori per prendere boccate d’aria da quel libro, è un muro che devi abbattere con il martello, un po’ alla volta. Il Viaggio è un libro senza storia e parla principalmente di un secolo. Céline scrive contemporaneamente del passato prossimo di un uomo, del presente dell’Occidente, del futuro dell’umanità. E lo fa con scansioni ritmiche strane, diagonali, il tempo delle vicende scorre ma il lettore sembra essere sempre fermo ad un unico punto. L’unico vero tema è quello che stiamo diventando.
Essendo tantissimi libri insieme, il Viaggio è anche un libro di sport, uno dei miei preferiti. Per scelte narrative e in alcune parti di stile, il libro di Céline richiama alla mente “Il diavolo e Sonny Liston” di Nick Tosches. I protagonisti dei due libri sono pienamente uomini moderni, senza una morale che viene dalla tradizione e uno scopo sociale di classe (nonostante la negritudine di Liston).
La mostruosità di una vita senza l’obiettivo della rivalsa sociale fa dei due reietti protagonisti delle monadi asettiche, incapaci di amare, difendersi, attaccare, semplicemente risucchiati e tritati dal diavolo XX secolo che non lascia speranze in un futuro anche solo leggermente diverso.
Ferdinand e Sonny vivono esistenze aggredite dai nuovi desideri, volutamente superficiali, senza obiettivi, con la realtà che gli scorre addosso senza limitazioni e possibilità di indirizzamento.
E quando il lettore ne percepisce l’attualità ha paura. Per questo è difficile fare il resto.
