Sforbiciate di Fabrizio Gabrielli

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Ho tenuto in salamoia il libro di Fabrizio Gabrielli, “Sforbiciate” per troppo tempo. Non conoscevo Gabrielli, la quarta di copertina non mi diceva quello che avrei trovato dentro, il titolo mi faceva pensare ad un libricino per palati impastati.
Coglione!, questo mi sono esclamato dopo le prime tre righe.
Perché privarsi di questi piaceri per leggere stronzate? Questa anche la prima domanda rivoltami.

Sforbiciate Fabrizio Gabrielli

Il libro di Gabrielli sforbicia la storia del calcio ma, attenzione, mai in orizzontale, bensì seguendo e cercando la terza dimensione. In questo modo, su una superficie troppo volte piatta, fuoriesce, direi sgorga, cultura enciclopedica e istinto narrativo di prim’ordine.
Ecco perché “Sforbiciate” e io che pensavo alle semi-chilene raccontate con tanto di tabellino della partita.
Difficile parlarne per riassumere. Un viaggio tra protagonisti altri della storia calcio, sulle cui sponde rimbalzano traiettorie che comprendono tutto: amore, dolore, passioni. Storie di umanità varia partendo da vari uomini, dal vario sentire e vivere, senza direzione, svariando.
Se devo descrivere in una sola parola il libro, userei proprio il concetto di assenza di direzione, che non conduce verso sorella confusione, ma sulle spalle del bel raccontare.
Forse è un miracolo, ma non so che dire. Potrei parlare di sforbiciate andate a segno.

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