La valigia del centravanti di Guy Chiappaventi

Versione ottimizzata per lettura su Smartphone (AMP).


Nella valigia dei nove interrogati senza premure, Chiappaventi vi ha trovato un bel po’ di roba: calzini da calcio, quelli con la fibbia sotto ancora ad asciugare, bulloni sparsi nella testa di chi sa che è stato invocato e minacciato, lacci consumati dall’attesa del nuovo sempre troppo vecchio per chi si è spinto, giovane, troppo avanti nella beltà del vivere, palloni ormai dimenticati, lasciati stare in un angolo, come per punizione, come per dispetto, come per non vedere, come per sentire ancora una voglia che non ti può più, da sola, far drizzare in piedi. E poi in ogni valigia, a cercar bene, Chiappaventi vi ha trovato i particolari che fanno vita e che fanno uomo. Ha trovato i legamenti di Spadoni che hanno ballato poche estati e poi gli sono stati scippati dalla foga di un Bini carrarmatesco come sempre, un pezzo di cranio e di cervello di De Ponti, quel cranio che serviva sui calci d’angolo sul primo palo e quel cervello che serviva a mettersi la maglia nel fango di Avellino senza dirsi: “Ma chi me lo fa fare!”, la normalità piccolo-borghese di Chiodi, una solidità da risatella al bar e da furbetto del quartierino di quartiere, le foto di Penzo che segnava solo ai ciprioti, ai bulgari, ai lussemburghesi, perché era più facile troppo più facile, il nome di Calloni che ormai è marchio e slogan insieme; dovrebbe pagarli a suon di milioni il papà e la mamma perché portarsi addosso Egidio di nome e Calloni di cognome oggi è trendy, fin troppo trendy, quasi una macchietta da avanspettacolo, la boria di Zanone, ricco, bello, fortunato, con un sacco di figa per le mani e che rimpiange la sfortuna per non essere Paolo Rossi; ma prega la Madonna figlio mio che c’hai avuto questo culo nella vita, che cazzo vuoi di più, il cuore di Rebonato che vorrebbe trovare una donna da sposare per non rimanere il centravanti bello, le pubbliche relazioni di Incocciati che, se avesse giocato come lecca i culi, a quest’ora Van Basten era una bandiera dell’Az Alkmaar. In ogni valigia un percorso ed un peso, in ogni valigia anche della retorica da come eravamo, da libro cuore dei parastinchi, ma per farsi leggere meglio ci vuole, ci vuole anche questo.

7 risposte a “La valigia del centravanti di Guy Chiappaventi”

  1. Ciao,
    volevo segnalarti questo sito:
    http://www.meglioilfoggia.it

    Se ti va potresti copiare/incollare la prefazione di Darwin Pastorin, presente nel sito.

    Sarebbe un modo per parlare (e dividerci) sul mito di Zeman (di cui il libro, tra le altre cose, si occupa).

    Ciao,
    Francesco (Fg)

  2. @anonima: adesso vado subito a vedere il sito e se Pastorin che ha scritto qualcosa allora vuole dire che ci sono cose molto interessanti.

    @press ciccio gaberscek: scusa, ma in questi giorni sono stato incasinato, adesso quanto prima ti linkoe ti faccio saperesul tuo blog.Scusa ancora.

    @rossana: grazie, è davvero un libro di sport che può piacere ad un pubblico largo perché parla di risvolti umani sinceri e profondi.

  3. Mi rendo conto che i “derelitti” attirano “meglio” delle star fin troppo analizzate dalla mattina alla sera sui giornali. Ma farlo bene vuole dire anche saper scrivere senza buttarsi nel vicolo cieco della pietà o del trito.
    Il libro di Chiappaventi mi piace prorio perché sa dire le cose con la leggerezza di chi le conosce bene.

    A Brera ancora non mi avvicino per rispetto e perché guardo anche altro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *